Spegnere il furore giudiziario, non l’Ilva

La situazione dell’Ilva di Taranto, già complessa e tesa, sta diventando inestricabile e ingovernabile. La decisione del gip di Taranto Patrizia Todisco di rifiutare il piano di investimenti per il risanamento presentata dall’azienda, in base al principio “sulla salute non si mercanteggia” porta diritto e di filato, se non ci saranno revisioni rapide in un livello di giudizio superiore, allo spegnimento degli altiforni e alla paralisi definitiva della produzione.
17 AGO 20
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La situazione dell’Ilva di Taranto, già complessa e tesa, sta diventando inestricabile e ingovernabile. La decisione del gip di Taranto Patrizia Todisco di rifiutare il piano di investimenti per il risanamento presentata dall’azienda, in base al principio “sulla salute non si mercanteggia” porta diritto e di filato, se non ci saranno revisioni rapide in un livello di giudizio superiore, allo spegnimento degli altiforni e alla paralisi definitiva della produzione. Molti, a cominciare dal ministero dell’Ambiente, sostengono che è possibile avviare il risanamento mentre si mantengono in attività almeno alcuni altiforni. Chiunque comprende che se si manda a picco l’azienda non ci saranno risorse per il risanamento ambientale, lungo e costoso, il che significa che una disponibilità alla ricerca di un compromesso tra diverse esigenze (che non può essere degradata a “mercanteggiamento”) è l’unica via razionale anche per combattere gli effetti dell’inquinamento storico e abbattere quello attuale.
Chi sta nel centro di questa tempesta, i lavoratori dell’Ilva e le loro rappresentanze, appare disorientato. Ci sono spinte all’azione, che si scontrano con la difficoltà a individuare controparti, rivendicazioni concretamente sostenibili, forme di lotta efficaci. E’ uno di quei casi in cui la divisione non è sintomo di settarismi contrapposti, che pure non mancano ma sono marginali e interessano soprattutto organizzazioni di protesta minoritarie e sostanzialmente estranee alla massa dei lavoratori veri. Richiamare l’attenzione sul problema con manifestazioni e iniziative, dal blocco stradale alla scalata degli altiforni alla progettata concentrazione nella capitale, è uno sfogo e solo uno sfogo, perché purtroppo dell’acutezza della crisi che si è creta a Taranto sono tutti consapevoli. La magistratura, che somma rigidità formalistica e tratti ideologicamente fondamentalisti che non dovrebbero far parte del suo armamentario valutativo, rigetta le soluzioni possibili e non può essere la controparte di una trattativa o di una vertenza. Il governo, che pure in qualche frase dei dirigenti della Cgil viene accusato, in realtà sta lavorando intensamente per disinnescare la bomba a orologeria dello spegnimento dei forni, e questo gli operai lo sanno benissimo. Anche l’indecisione, in una situazione come questa, è indice di maturità, di capacità di rifiutare parole d’ordine ribellistiche prive di sbocchi concreti. Questo travaglio va rispettato, e merita risposte razionali e concrete ancora difficili da mattere in atto.